Trading algoritmico: cosa cambia per il trader discrezionale
Aggiornamento: 5 ore fa
Il trading algoritmico è l'esecuzione di operazioni sui mercati finanziari da parte di sistemi automatici che applicano regole predefinite. Sui mercati azionari statunitensi rappresenta ormai la quota largamente maggioritaria degli scambi, al punto che un trader individuale non compete più con altre persone ma con un mercato in cui la maggior parte degli ordini è generata da macchine.
La conclusione che quasi tutti traggono è che allora bisogna automatizzarsi a propria volta. Io credo che per un trader individuale sia la conclusione sbagliata, e in questo articolo spiego perché, e cosa faccio io, che opero in modo discrezionale su un mercato dominato dagli algoritmi.

Il malinteso da sciogliere
Quando si parla di trading algoritmico si mescolano tre cose molto diverse.
L'alta frequenza è l'esecuzione di migliaia di ordini al secondo con latenze misurate in microsecondi. Richiede infrastrutture fisiche, colocazione presso le borse e capitali che nessun individuo possiede. Non è un terreno su cui competere: è un terreno su cui non si entra proprio.
L'automazione dell'esecuzione è la scrittura di un sistema che apre e chiude posizioni al posto tuo. Tecnicamente è alla portata di un individuo con una piattaforma retail, ma comporta un problema che si sottovaluta sempre: un sistema automatico funziona finché il mercato somiglia a quello su cui è stato costruito, e smette di funzionare quando cambia, senza avvisare.
La sistematizzazione dell'analisi è un'altra cosa ancora, ed è quella di cui parlo. Significa calcolare in modo oggettivo e ripetibile i riferimenti su cui basare le decisioni, lasciando però la decisione a chi opera, in maniera discrezionale.
Le prime due sono ciò a cui si pensa dicendo "trading algoritmico". La terza è ciò che serve davvero a un trader individuale, e nessuno ne parla.
Perché il trading algoritmico ha bisogno di livelli oggettivi
Qui sta il punto centrale, e conviene arrivarci per gradi.
Le stime sulla quota di volumi generata da sistemi automatici sui mercati azionari statunitensi divergono parecchio, si trovano cifre comprese fra il 60% e l'80% a seconda della fonte e della metodologia, ma tutte concordano su una cosa: è la componente prevalente degli scambi.
Un sistema automatico, per operare, ha bisogno di riferimenti che possa calcolare senza ambiguità. Non può "vedere" un triangolo sul grafico, non può giudicare se una figura è abbastanza pulita, non può decidere che un supporto è più significativo di un altro perché gli sembra più importante. Ha bisogno di un numero, ottenuto da una formula, che chiunque applicando la stessa formula ai medesimi dati otterrebbe identico.
Ne consegue una distinzione che vale la pena fare bene.
Livelli price-based | Indicatori derivati | |
Esempi | Massimi e minimi di periodo, pivot e CPR, aree di maggior volume scambiato, target da ADR media | RSI, MACD, stocastico, medie mobili |
Da cosa nascono | Direttamente da prezzo e volume scambiati | Da elaborazioni successive del prezzo |
Parametri | Nessuno o pochissimi, definiti dal periodo | Molti, scelti da chi li imposta |
Ambiguità | Nessuna: il livello è un numero oggettivo | Elevata: cambiando i parametri cambia il segnale |
Ritardo | Assente | Presente per costruzione |
Un massimo mensile è un fatto. Il prezzo a cui si è scambiato più volume nell'ultimo trimestre è un fatto. Il livello che dista dal minimo di periodo la metà dell'escursione media è il risultato di una formula che restituisce sempre lo stesso numero.
Un RSI a 14 periodi in ipercomprato, invece, non è un fatto: è il risultato di una scelta. Con 9 periodi il segnale arriva prima, con 21 arriva dopo, e la soglia a 70 anziché a 80 cambia tutto. Due trader che guardano lo stesso grafico con lo stesso indicatore possono vedere due situazioni opposte.
È questa la differenza che conta. Un livello price-based è un riferimento condiviso, chiunque lo calcoli ottiene lo stesso numero, che sia una persona o un sistema. Un indicatore derivato è un riferimento personale, e per definizione non può essere un punto di incontro fra operatori diversi.
Una precisazione necessaria
Non è possibile sapere cosa contenga il codice degli algoritmi che operano sul mercato, e chi sostiene di saperlo sta vendendo qualcosa. Non affermo quindi che un particolare sistema automatico "usi il VPOC" o "compri al target ADR 50%".
L'argomento è diverso e più solido: un riferimento che si calcola in modo univoco può essere condiviso da operatori automatici e discrezionali, un riferimento che dipende da parametri arbitrari no. Osservare che il prezzo reagisce con regolarità in prossimità di certi livelli oggettivi non richiede di conoscere il codice di nessuno. Richiede solo di guardare, analizzare ed operare dove le reazioni avvengono.
Cosa cambia per chi opera in modo discrezionale
Il mio stile di trading è discrezionale: le decisioni le prendo io, valutando il contesto, e non ho un sistema che opera al posto mio. Ma le informazioni su cui decido sono calcolate, non interpretate.
La differenza pratica è enorme. Quando arrivo davanti al grafico la mattina, i livelli ci sono già: il regime di mercato è classificato, le aree di valore sono tracciate, gli obiettivi derivati dall'escursione media sono calcolati. Non devo stabilire se un supporto è importante, è già lì, con una formula dietro. Devo decidere se e come operare, che è un lavoro diverso e molto più adatto a un essere umano.
Questo elimina la parte del processo in cui la discrezionalità fa più danni. Non c'è nulla di male nel decidere con giudizio se entrare a mercato; c'è molto di male nel tracciare un supporto in un punto anziché in un altro perché quella mattina si è più ottimisti. La sistematizzazione dell'analisi toglie la discrezionalità da dove è dannosa e la lascia dove serve.
È anche il motivo per cui i miei strumenti sono quelli che sono.
Il Central Pivot Range, l'analisi dei volumi scambiati e i target derivati dall'escursione media non li ho scelti perché funzionano meglio di altri in assoluto, ma perché sono calcolabili in modo univoco. Sono riferimenti, non opinioni travestite da indicatori.
I limiti, che vanno detti
Un livello oggettivo non è un livello che funziona sempre. È un livello su cui più operatori guardano, il che aumenta la probabilità che qualcosa accada lì, ma non dice cosa. Il prezzo può rimbalzare, può attraversarlo, può fermarsi poco prima.
C'è poi un effetto che si osserva ovunque nei mercati: più un riferimento diventa noto, più il suo comportamento cambia. Livelli che tutti guardano generano anche falsi movimenti, proprio perché tutti li guardano.
E resta il punto di fondo: sistematizzare l'analisi non sistematizza il risultato. Rende il processo ripetibile, riduce la variabilità delle decisioni e rende verificabili gli errori, che è già molto, ma non è una garanzia di alcun tipo.
In sintesi
Il trading algoritmico non è qualcosa a cui un trader individuale debba adeguarsi automatizzandosi. È il contesto in cui si trova a operare, e la risposta sensata non è costruire una macchina, ma usare gli stessi riferimenti oggettivi che una macchina potrebbe usare, mantenendo la decisione umana.
Analisi sistematica, decisione discrezionale. È l'ordine che a me funziona, ed è l'opposto di quello che quasi tutti provano a fare.
Grazie e alla prossima!
Andrea
Domande frequenti
Che cos'è il trading algoritmico? Il trading algoritmico è l'esecuzione di operazioni sui mercati finanziari da parte di sistemi automatici che applicano regole predefinite. Comprende sia strategie istituzionali ad altissima frequenza sia sistemi automatici utilizzati da singoli operatori, e rappresenta oggi la quota prevalente dei volumi scambiati sui mercati azionari statunitensi.
Un trader individuale deve automatizzare il proprio trading? Non necessariamente. Automatizzare l'esecuzione comporta il rischio che il sistema smetta di funzionare quando le condizioni di mercato cambiano. Un'alternativa è sistematizzare l'analisi mantenendo discrezionale la decisione: i livelli di riferimento vengono calcolati in modo oggettivo, mentre la scelta se operare resta al trader.
Qual è la differenza tra livelli price-based e indicatori derivati? I livelli price-based, come i pivot, le aree di maggior volume scambiato o i target calcolati sull'escursione media, derivano direttamente da prezzo e volume e restituiscono lo stesso numero a chiunque li calcoli. Gli indicatori derivati come RSI e MACD nascono invece da elaborazioni del prezzo e dipendono dai parametri scelti, quindi due operatori possono ottenere segnali diversi dallo stesso grafico.
Perché non usare RSI o MACD? Non sono strumenti sbagliati, ma sono strumenti soggettivi: cambiando periodo o soglia cambia il segnale, e per costruzione arrivano in ritardo rispetto al prezzo. Un livello di prezzo oggettivo non ha parametri da scegliere e non ha ritardo, quindi può funzionare come riferimento condiviso fra operatori diversi.
Il trading ad alta frequenza è accessibile a un privato? No. L'alta frequenza richiede infrastrutture dedicate, colocazione presso le borse e capitali di ordine istituzionale. Per un trader individuale non è un terreno di competizione praticabile.
Andrea Bellani è analista tecnico dei mercati finanziari certificato SIAT di I livello e fondatore di OneStockTrader. Le analisi hanno finalità informative e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata.
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